La sfida di Soru
mercoledì, 24 dicembre 2008Dunque Renato Soru non ha ritirato le proprie dimissioni e i sardi andranno a votare con tre mesi di anticipo sulla naturale scadenza di giugno. Il Presidente della Regione ha preferito la sfida immediata e a viso aperto piuttosto che una ricucitura interna alla maggioranza (e al pd) che sarebbe stata comunque faticosa e non priva di qualche margine di ambiguità. Per proseguire nell’azione riformatrice serve chiarezza: in tempi di scarsissima chiarezza io condivido questa scelta di Soru, con tutti i suoi evidentissimi rischi.
L’ultimo serio ostacolo che il Presidente sardo aveva dovuto superare era il conflitto di interessi tra il suo ruolo di governo e il possesso dell’azienda che egli stesso ha creato, Tiscali, nonchè dell’Unità, acquisita di recente. Soru ha affidato queste sue proprietà a un “negozio fiduciario”, una sorta di blind trust previsto dallo Statuto regionale, con il quale non dovrà avere alcun rapporto finchè ricoprirà incarichi di governo. E’ stato scritto (ad esempio da Pierluigi Battista) che i fustigatori del conflitto di interessi berlusconiano sarebbero sati troppo accondiscendenti verso quello di Soru. Non sono d’accordo. A parte il fatto che il peso delle due questioni non è paragonabile, con tutto il rispetto per Tiscali e l’Unità, quella adotatta da Soru è una delle possibili soluzioni, molto simile a quelle proposte dai diversi disegni di legge del centrosinistra che hanno invano cercato di regolare la materia. Le norme volute da Berlusconi con la cosidetta legge Frattini non hanno invece nulla a che fare con blind trust e dintorni. E infatti non hanno avuto alcun effetto sul più evidente conflitto di interessi dell’Occidente libero. Naturalmente la prova dell’efficacia della scelta di Soru la daranno i fatti, ma concordo con Guido Rossi che ha condiviso e difeso questa impostazione. Auguri dunque a Soru che merita di essere riconfermato al governo dell’isola.
PS. Sono contento che il sindaco di Pescara, Luciano D’Alfonso, abbia dimostrato così rapidamente l’infondatezza delle motivazioni che avevano portato ai suoi arresti domiciliari, e per il fatto che questa dimostrazione Luciano l’abbia data dopo aver fatto comunque un passo indietro, dimettendosi da Sindaco. Doppio insegnamento: evitiamo i giudizi sommari di colpevolezza e apprezziamo quegli amministratori che di fronte ad accuse gravi fanno un passo indietro per tutelare meglio la propria innocenza.





