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Intercettazioni, sicurezza e libertà di stampa

venerdì, 12 giugno 2009

Ieri sono intervenuto alla Camera sul ddl intercettazioni. Ho detto questo:

La Camera non può ignorare le preoccupazioni e il vero e proprio allarme che circonda questo provvedimento. I magistrati parlano di “morte della giustizia penale” e di una legge che vanificherebbe “il lavoro investigativo delle forze dell’ordine e delle procure”. Editori e giornalisti denunciano una grave “violazione del diritto all’informazione”. Questo allarme è giustificato, e i gruppi dell’opposizione lo hanno rappresentato uniti al Presidente della Repubblica, denunciando anche la gravità della decisione di porre sul ddl la fiducia.

L’allarme riguarda l’azzeramento di fatto di uno strumento come le intercettazioni che si è rivelato molto efficace. Le intercettazioni non potranno più essere usate per individuare i colpevoli di reati. I colpevoli andranno cercati con altri mezzi, molto meno efficaci, e solo una volta individuati gli autori dei reati con “evidenti indizi di colpevolezza” potranno essere autorizzate nei loro confronti intercettazioni. Insomma: le intercettazioni non si potranno usare quando servono, si potranno usare quando non servono.

Nessuno può prendere sottogamba le conseguenze di questa novità. Dice il Procuratore aggiunto di Milano: “gli omicidi irrisolti cresceranno incredibilmente, sarà più difficile salvare vite umane.” Il ministro Maroni ha rivendicato lo smantellamento di una rete transnazionale di traffico di immigrati clandestini. Era avvenuto grazie a mesi e mesi di intercettazioni. Da domani non sarà più possibile. Il collega Realacci ha ricordato gli arresti per lo smaltimento illegale dei rifiuti, vero attentato all’ambiente e alla nostra salute. Sono avvenuti grazie alle intercettazioni. Da domani non saranno più possibili.

Quanti rapinatori, quanti stupratori, quanti trafficanti di droga, quanti pedofili resteranno liberi e impuniti per colpa di questa legge? La terremo questa contabilità, e la denunceremo qui in Parlamento e nel paese.

Qual è la motovazione di un colpo così duro all’efficacia delle indagini? La tutela della privacy, si dice. Per onestà dovremmo riconoscere che non si tratta della privacy di tutti. Chi ascolta questo dibattito e magari oggi telefonerà a sua figlia o a un negozio del quartiere non teme di essere intercettato e di finire sui giornali. Più che la privacy degli inquilini delle case popolari, in gioco è la privacy delle stanze del potere. E di qualche villa.

Questa legge nasce per reazione all’abuso di intercettazioni. E’ vero, abusi ce ne sono stati. Inaccettabili. E particolarmente gravi quando hanno toccato persone del tutto estranee. Ma non è stata una reazione bilanciata. Al contario, la reazioine è stata del tutto sproporzionata. Non solo perchè si potranno intercettare solo le persone già individuate come colpevoli, ma perchè lo si potrà fare solo per 60 giorni. Perchè si limiterà l’uuso delle videocamere di sorveglianza. Perchè le intercettazioni ambientali saranno ammesse solo negli ambienti dove si sta commettendo un reato: ma se so che in quella stanza si spaccia droga, non metto una cimice, faccio una retata…

Si volevano colpire gli abusi? Bisognava allora lavorare su quelli, e molto meglio di quanto si sia fatto ad esempio per l’udienza stralcio dei materiali “irrilevanti”. Noi del Pd avevamo dato tutta la nostra disponibilità a collaborare. A una legge anti abusi, non certo a una legge antiintercettazioni. Qui si azzerano le intercettazioni, ma non è detto che si azzerino gli abusi.

Penso alla grave limitazione alla libertà di stampa: non si potrà pubblicare nulla, fino alla fine delle indagini preliminari. Parte un’indagine sulla clinica degli orrori? o su un’azienda che truffa i propri azionisti? o su un amministratore corrotto? Il cittadino non deve sapere. Per anni. Un black out imposto con il carcere per i giornalisti e multe di centinaia di migliaia di euro per gli editori. Il che tra l’altro muta l’equilibrio dei rapporti tra redazioni e editori, facendo di questi ultimi, e non dei direttori, i responsabili di quanto si pubblica. Con conseguenze immaginabili sull’autonomia redazionale. 

Funzioneranno queste norme tanto minacciose? E come si conciliano con la legge dell’ordine dei giornalisti che impone loro di pubblicare le notizie rilevanti di cui vengano a conoscenza? Nascerà su Internet un mercato nero di notizie “illegali”? Non sarebbe stato meglio concentrarsi sulle modalità di stralcio delle intercettazioni irrilevanti, sulle norme di rettifica, su tutto ciò che rende credibile una repressione degli abusi?

La fiducia posta dal Governo ha strozzato la nostra discussione. Che ora si riduce a una scelta drastica tra la protezione di pochi, una protezione che rasenta l’immunità, e la sicurezza di tutti.  Voi proponete l’immunità di qualcuno, noi scegliamo la sicurezza di tutti. E per questo il Pd voterà contro questo disegno di legge.

Vigilanti con lo sponsor

giovedì, 26 febbraio 2009

L’ultimo allarme, in materia di ronde, è che il decreto del Governo ne consenta addirittura il finanziamento privato. Le nostre città finirebbero così per essere pattugliate da squadre di “vigilanti” ( o di “bravi”) pagati da questa o quella impresa privata, o magari anche da questo o quel singolo riccone…

Mi auguro che quest’ultima follia ci venga alla fine risparmiata, correggendo il testo che lascia spazio a tale interpretazione. Ma resterà comunuque la gravità dell’istituzione delle ronde che il Governo ha cercato di coprire con il richiamo al valore del volontariato.  Qui non si discute del volontariato, tanto meno del senso civico che certo anima molti cittadini preoccupati dall’insicurezza.

La nascita delle ronde viola un principio base della civiltà giuridica europea: la sicurezza non è un fatto privato, è monopolio dello Stato. Il governo vuole metterla al centro delle proprie preoccupazioni? Bene, si concentri sul coordinamento e il potenziamento delle centinaia di migliaia di addetti delle foze dell’ordine: a loro e non ad altri spetta il controllo del territorio.

E i partiti politici stiano alla larga: non vorrei che dietro al paravento del volontariato si lasciassero nascere e scorazzare milizie parapolitiche padane o di altra divisa. E’ uno scenario da incubo che spero ci possa essere risparmiato.