Archivio di novembre 2010

Internet in Costituzione

martedì, 30 novembre 2010

Tutti hanno eguale diritto di accedere alla Rete Internet, in condizione di parità, con modalità tecnologicamente adeguate e che rimuovano ogni ostacolo di ordine economico e sociale“.

Far diventare Internet un diritto costituzionale. La proposta di Wired Italia e Stefano Rodotà

Agcom discute sul copyright

sabato, 27 novembre 2010

Nel disionteresse quasi) generale l’Agcom sta prendendo decisioni importanti per il futuro di Internet in Italia. Giovedi scorso ha varato il nuovo regolamento per le web tv: un brutto regolamento, anche se per fortuna molto migliorato grazie al lavoro di una parte dei commissari. Resta un appesantimento burocratico per le tante web tv nate in Italia, ma per fortuna la vera e propria “tassa” che si è introdotta è stata circoscritta solo alle web tv con fatturati sopra i 100mila EURO.
Ancora più importante il braccio di ferro in corso sul regolamento per il diritto d’autore. La decisione è stata rinviata al 17 dicembre ma la discussione non può restare solo nel chiuso delle stanze dell’Autority. Sarebbe grave se da un semplice regolamento giungessero restrizioni gravi all’uso della rete, un po’ sul modello che è stato adottato in Francia con la legge Hadopi (e che non sta funzionando). Che cosa accomuna le due decisioni, su web tv e diritto d’autore? Sono entrambe in attuazione del decreto Romani e hanno lo stesso vizio, tipico del governo Berlusconi: cercare di applicare alla rete le regole del mondo degli old media. Un esercizio impossibile ma non per questo meno pericoloso.

Dieci anni fermi

domenica, 14 novembre 2010

Micidiale la tabella citata oggi da Romano Prodi nel suo editoriale sul Messaggero intitolato “il dovere di dire come stanno le cose”. Dunque, in base ai dati del Fondo Monetario Internazionale l’Italia è stata il penultimo paese del mondo in termini di crescita nel primo decennio degli anni duemila. In 10 anni, siamo cresciuti appena del 2,4%: praticamente niente sviluppo, solo Haiti ha fatto peggio. Nello stesso periodo -ricorda Prodi- la Cina è cresciuta del 170%, l’India del 103% e anche in Europa si va dal 15% del Regno Unito, al 9% della Germania, al 12% della Francia. Non avevo mai visto una fotografia più brutale del declino italiano.