Un silenzio pericoloso
domenica, 31 gennaio 2010Le conseguenze sociali della terribile crisi economica del 2008-2009 si vanno acutizzando in queste settimane di gennaio. E proprio mentre si discute del ritmo della ripresa e delle conseguenze della crisi in termini di debito pubblico si moltiplicano le pessime notizie su aziende che chiudono, licenziano, mettono in cassa integrazione.
Ne ha parlato Anno Zero giovedi scorso, ma è stata più che altro un’eccezione. E’ sempre molto difficile per le conseguenze della crisi sociale entrare nell’agenda dei telegiornali e dei programmi tv rompendo quello che appare un vero e proprio muro del silenzio.
Forse le organizzazioni sindacali, invece che dividersi su un improbabile sciopero generale sul fisco, dovrebbero unirsi nel rivendicare più attenzione dal mondo dei media per la vera e propria emergenza che investe il lavoro.
Il rischio, altrimenti, è una vera e propria escalation delle forme di protesta; che in parte è già in atto: se l’unico modo per attirare l’attenzione dell’opinione pubblica resta quello di drammatizzare la protesta, temo che dobbiamo attenderci molti drammi. Il dovere di informare è il solo antidoto serio a questo rischio.





