Lo spettro azionista
giovedì, 24 dicembre 2009Quale spettro s’aggira per il Pd? L’azionismo “di massa”. Non ci crederete, ma nelle ultime settimane lo spettro ha tenuto banco nella nostra discussione interna (anche se vedo con piacere oggi su l’unità una parziale marcia indietro di Massimo D’Alema).
Dunque, l’argomento sarebbe il seguente. Finora il Pd era guidato da un confuso pluralismo identitario e da un’improprio ruolo dei cittadini nei confronti dei militanti (le primarie). Il mix aveva prodotto un antiberslusconismo pericolosamente confinante con l’antipolitica. Ora, dopo il Congresso, la parola torna ai professionisti. Sottinteso: il Pd avrà una più chiara identità di sinistra, metterà da parte le primarie e cercherà una coalizione tra piccoli e medi partiti per battere la destra (Unione).
Fin qui il discorso è di stretta attualità. Ma poi scatta il paragone storico: chi si oppone a questa linea “professionale e nazionale” propone al Pd ricette tipiche delle minoranze azioniste che sempre avrebbero sabotato le scelte (responsabili e nazionali) del Pci.
L’argomento è davvero incredibile. Se l’Italia della seconda parte del secolo breve ha avuto un guaio non è stato certo il peso eccessivo delle culture democratiche liberali e occidentali rappresentate tra l’altro dall’azionismo, ma al contrario il loro troppo scarso peso politico. Magari l’Italia avesse avuto un “azionismo” di massa! Purtroppo le idee liberali, che tutti ora riconoscono come le vere idee uscite vincitrici dalle tragedie del Novecento, sono sempre rimaste in minoranza in Italia e in una sinistra italiana che per decenni non si è neppure posta il problema di rompere con il “campo socialista”.
Affiora l’idea secondo cui anche oggi il Pd possa essere luogo esclusivo degli eredi delle tradizioni comunista e (in seconda battuta) democristiana. Un’idea che non ci porta lontano.





