Archivio di giugno 2009

Che ci contiamo a fare?

sabato, 27 giugno 2009

Al Pd serve un congresso vero, si dice. Sono d’accordo. Nel modo unanime con cui si sono scelte le leadership di Prodi e Veltroni risiede una parte dei problemi che poi hanno dovuto affrontare. Ben venga dunque una competizione tra due o più candidati alla guida del partito, ma a una condizione. Che la gara sia tra persone che propongono strategie e visioni diverse, non che fanno la raccolta di forze interne più o meno eterogenee.

Nella direzione di ieri questo confronto tra diverse strategie non si è visto, ma è la sola cosa veramente importante da fare.

Non spegnete i riflettori

giovedì, 18 giugno 2009

I bagni di folla del mese di aprile tra i terremotati abruzzesi sono un ricordo lontano. Il Presidente Berlusconi era atteso ieri all’Aquila, ma i senza tetto  hanno visto soltanto il suo elicottero. Lo avessero potuto incontrare, gli avrebbero rappresentato una preoccupazione fortissima per la mancanza di impegni certi sulla ricostruzione. In particolare nel decreto in discussione alla Camera il Governo non ha voluto prendere nessun impegno per quel 40-50% di case danneggiate che appartengono a “non residenti” (immigrati, pendolari, case di famiglia, case in zone turistiche). Se non si ricostruiscono anche queste case, L’Aquila e i comuni vicini resteranno per sempre “terremotati”.

Questo e gli altri problemi della ricostruzione meritano l’attenzione dei media, e in particolare delle tv. E’ stato giusto nelle settimane dell’emergenza stringersi attorno alla Protezione civile. E’ stata opportuna, e ben accolta, la ripetuta presenza sotto i riflettori di Berlusconi. Ma ora, appena dopo due mesi, spegnere quei riflettori sarebbe una vergogna.

Intercettazioni, sicurezza e libertà di stampa

venerdì, 12 giugno 2009

Ieri sono intervenuto alla Camera sul ddl intercettazioni. Ho detto questo:

La Camera non può ignorare le preoccupazioni e il vero e proprio allarme che circonda questo provvedimento. I magistrati parlano di “morte della giustizia penale” e di una legge che vanificherebbe “il lavoro investigativo delle forze dell’ordine e delle procure”. Editori e giornalisti denunciano una grave “violazione del diritto all’informazione”. Questo allarme è giustificato, e i gruppi dell’opposizione lo hanno rappresentato uniti al Presidente della Repubblica, denunciando anche la gravità della decisione di porre sul ddl la fiducia.

L’allarme riguarda l’azzeramento di fatto di uno strumento come le intercettazioni che si è rivelato molto efficace. Le intercettazioni non potranno più essere usate per individuare i colpevoli di reati. I colpevoli andranno cercati con altri mezzi, molto meno efficaci, e solo una volta individuati gli autori dei reati con “evidenti indizi di colpevolezza” potranno essere autorizzate nei loro confronti intercettazioni. Insomma: le intercettazioni non si potranno usare quando servono, si potranno usare quando non servono.

Nessuno può prendere sottogamba le conseguenze di questa novità. Dice il Procuratore aggiunto di Milano: “gli omicidi irrisolti cresceranno incredibilmente, sarà più difficile salvare vite umane.” Il ministro Maroni ha rivendicato lo smantellamento di una rete transnazionale di traffico di immigrati clandestini. Era avvenuto grazie a mesi e mesi di intercettazioni. Da domani non sarà più possibile. Il collega Realacci ha ricordato gli arresti per lo smaltimento illegale dei rifiuti, vero attentato all’ambiente e alla nostra salute. Sono avvenuti grazie alle intercettazioni. Da domani non saranno più possibili.

Quanti rapinatori, quanti stupratori, quanti trafficanti di droga, quanti pedofili resteranno liberi e impuniti per colpa di questa legge? La terremo questa contabilità, e la denunceremo qui in Parlamento e nel paese.

Qual è la motovazione di un colpo così duro all’efficacia delle indagini? La tutela della privacy, si dice. Per onestà dovremmo riconoscere che non si tratta della privacy di tutti. Chi ascolta questo dibattito e magari oggi telefonerà a sua figlia o a un negozio del quartiere non teme di essere intercettato e di finire sui giornali. Più che la privacy degli inquilini delle case popolari, in gioco è la privacy delle stanze del potere. E di qualche villa.

Questa legge nasce per reazione all’abuso di intercettazioni. E’ vero, abusi ce ne sono stati. Inaccettabili. E particolarmente gravi quando hanno toccato persone del tutto estranee. Ma non è stata una reazione bilanciata. Al contario, la reazioine è stata del tutto sproporzionata. Non solo perchè si potranno intercettare solo le persone già individuate come colpevoli, ma perchè lo si potrà fare solo per 60 giorni. Perchè si limiterà l’uuso delle videocamere di sorveglianza. Perchè le intercettazioni ambientali saranno ammesse solo negli ambienti dove si sta commettendo un reato: ma se so che in quella stanza si spaccia droga, non metto una cimice, faccio una retata…

Si volevano colpire gli abusi? Bisognava allora lavorare su quelli, e molto meglio di quanto si sia fatto ad esempio per l’udienza stralcio dei materiali “irrilevanti”. Noi del Pd avevamo dato tutta la nostra disponibilità a collaborare. A una legge anti abusi, non certo a una legge antiintercettazioni. Qui si azzerano le intercettazioni, ma non è detto che si azzerino gli abusi.

Penso alla grave limitazione alla libertà di stampa: non si potrà pubblicare nulla, fino alla fine delle indagini preliminari. Parte un’indagine sulla clinica degli orrori? o su un’azienda che truffa i propri azionisti? o su un amministratore corrotto? Il cittadino non deve sapere. Per anni. Un black out imposto con il carcere per i giornalisti e multe di centinaia di migliaia di euro per gli editori. Il che tra l’altro muta l’equilibrio dei rapporti tra redazioni e editori, facendo di questi ultimi, e non dei direttori, i responsabili di quanto si pubblica. Con conseguenze immaginabili sull’autonomia redazionale. 

Funzioneranno queste norme tanto minacciose? E come si conciliano con la legge dell’ordine dei giornalisti che impone loro di pubblicare le notizie rilevanti di cui vengano a conoscenza? Nascerà su Internet un mercato nero di notizie “illegali”? Non sarebbe stato meglio concentrarsi sulle modalità di stralcio delle intercettazioni irrilevanti, sulle norme di rettifica, su tutto ciò che rende credibile una repressione degli abusi?

La fiducia posta dal Governo ha strozzato la nostra discussione. Che ora si riduce a una scelta drastica tra la protezione di pochi, una protezione che rasenta l’immunità, e la sicurezza di tutti.  Voi proponete l’immunità di qualcuno, noi scegliamo la sicurezza di tutti. E per questo il Pd voterà contro questo disegno di legge.