“Si manifesterà tra pochi giorni” aveva detto Berlusconi della cordata italiana pronta a rilevare Alitalia. Era il 21 marzo. Sono passati quasi cinque mesi e il Parlamento chiude oggi per la pausa estiva senza aver avuto notizie della cordata pre elettorale (dovevano esserci pure i figli del Premier, riciordate?).
Il Ministro Tremonti non ha voluto informare le Camere, nonostante l’invito del presidente Gianfranco Fini. Tutto è rinviato a settembre.
L’incredibile vicenda Alitalia è secondo me un nuovo scandalo italiano. La cordata inventata da Berlusconi ha fatto fallire la trattativa con Air France. Quella trattativa non portava certo solo rose e fiori ma un terzo dei licenziamenti ora previsti e l’inserimento di Alitalia in uno dei due grandi network aerei globali con tutti i vantaggi del caso per chi viaggia in aereo.
Nel passaggio da Air France alla cordata inesistente è chiaro chi ci rimetterà: i lavoratori Alitalia e Air One che a quanto pare subiranno tra cinque e settemila licenziamenti; i viaggiatori che invece di veder moltiplicati aerei e rotte dovranno accontentarsi di una rete di collegamenti poco più che nazionali; e tutti i contribuenti che ancora una volta dovranno farsi carico dei costi finanziari di cattive scelte manageriali, politiche e sindacali.
E chi ci guadagnerà? Qualcuno ci guadagnerà. Saranno quegli imprenditori, alcuni dei quali magari già concessionari di servizi pubblici, che verranno cooptati in una compagnia “ripulita” dai debiti e dai lavoratori in eccesso e che presenteranno come atto patriottico quella che a quel punto sarà soltanto una nuova italica furbata.