Archivio di dicembre 2007

Auguri.it

lunedì, 24 dicembre 2007

In questi tempi di feste è trascorso un poco in sordina un compleanno davvero speciale: venti anni fa, il 23 dicembre del 1987, veniva depositato Cnr.it, il primo dominio italiano, da parte dell’Istituto di Informatica e Telematica del Cnr.  Nasceva così il web made in Italy che oggi conta circa un milione e mezzo di domini e che cresce al ritmo di quasi mille al giorno.
I pionieri dell’Istituto di Pisa, che ancora oggi svolge la funzione di anagrafe dei nostri domini, non si aspettavano certo nel dicembre dell’87 una crescita così spettacolare che ha fatto della rete italiana una delle più attive al mondo.
Una crescita avvenuta in forma spontanea e dal basso. La rete non ha mai avuto un “governo”, e i tentativi di coinvolgere le Nazioni Unite a questo scopo, per quanto animati da buone intenzioni, sono sbagliati e possono essere pericolosi.
Niente governi della Rete, dunque, ma solo un’anagrafe leggera ed efficace. Un’anagrafe mondiale, l’Internet corporation (Icann) che regola il traffico di nomi e numeri da Marina del Rey, California. E un’anagrafe italiana, l’Iit di Pisa. Auguri.

L’allarme di De Rita

sabato, 8 dicembre 2007

Guarderò come sempre con attenzione al Raporto annuale del Censis che da decenni accompagna l’evoluzione della società italiana inquadrandola con analisi e immagini che lasciano il segno.
Quel che affiora dai giornali mi pare allarmante. De Rita ci aveva abituato a raccontare la vitalità della società italiana: dinamismo imprenditoriale, corpi intermedi, molteplici comunità e, anche nei periodi più ardui, una certa coesione sociale. Le debolezze delle istituzioni e le miopie della politica apparivano evidenti ma non poi così gravi visto che alla dimensione politico-istituzionale non spettava tanto un primato quanto, per usare una frase di De Rita di qualche anno fa, solo di “accompagnare i percorsi di condensazione sociale”.
Insomma, lo sguardo di De Rita è sempre stato uno sguardo “dal basso” e come tale tendente a descrivere la realtà come più promettente della sua tradizionale rappresentazione.
Il discorso sull’Italia ridotta a poltiglia o a mucillagine sembra abbandonarsi a un più marcato pessimismo sociale. Affiora l’idea di un Paese a rischio di spappolamento o quantomeno di declino.
De Rita affida le proprie speranze di superamento di questa crisi al ruolo delle “minoranze” impegnate in economia, nella fede, nel sociale.
E se invece, per una volta, la speranza di cambiamento potesse venire anche dalla politica, magari proprio grazie a un nuovo bipolarismo capace di superare i limiti della nostra transizione che De Rita denuncia da più di dieci anni?

Non solo Benigni

domenica, 2 dicembre 2007

La settimana scorsa offre buoni argomenti per discutere di servizio pubblico televisivo. L’exploit di Benigni (e anche quello di Celentano) ha ridato fiducia a chi da tempo sostiene che buona televisione e ascolti possono andare d’accordo. Ovviamente è anche la mia convinzione, oltre ad essere l’obiettivo del nuovo Contratto di servizio firmato con la Rai (in cui all’indice di ascolto si affianca un indice di qualità che inizierà nel 2008) e del disegno di riforma del Governo.
Certo, di Benigni ce ne è uno solo. Ma non è il solo a poter fare buona tv di successo (e non solo su Rai Tre, o a orari improbabili) giustificando così l’esistenza del servizio pubblico. Insomma, i meccanismi di scelta dei programmi Rai non possono essere troppo simili a quelli della tv commerciale.
In un commento al mio precedente post, Michele propone una sua ricetta per la riforma tv: leggi a garanzia del pluralismo (sono d’accordo, ed è quello che stiamo facendo) ed eliminazione del canone Rai.  Lo considero un errore, un errore pericoloso. Della tv pubblica abbiamo infatti bisogno, in Italia come in tutta Europa. Ma per convincere Michele e tanti altri la tv pubblica deve recuperare autonomia e diversità dall’offerta commerciale.