Libertà per la Birmania
venerdì, 28 settembre 2007
Così i militari uccidono la libertà

Così i militari uccidono la libertà
Stamattina si è aperto in Campidoglio il Dialogue Forum sui diritti di Internet. Una sessantina di delegazioni da tutto il mondo provenienti da quella “coalizione dinamica” -istituzioni, imprese, forze sociali, ngo che si battono per i diritti civili- nata in parallelo con i vertici Onu dedicati alla Rete che si sono svolti a Tunisi e ad Atene (prossima tappa, tra due mesi, a Rio de Janeiro). Relazioni di grandissimi esperti, tra gli italiani Stefano Rodotà, e soprattutto confronto aperto sul futuro “governo” della Rete (tra i partecipanti, segnalo anche Paul Twomey, Presidente di Icann, l’organismo privato che dalla California gestisce le regole del Web).
Il Forum romano lancia una sfida di enorme ambizione: gestire il più grande spazio “pubblico” della Storia, il Web, con regole più democratiche ma non affidandolo alla gestione di organismi intergovernativi. E’ quello che in gergo si chiama approccio multistakeholders. E che vorrebbe tradursi in una Carta dei diritti che fissi le regole democratiche per la governance di questo “spazio pubblico”.
Una governance mondiale di Internet “pubblica” ma non affidata ai governi può apparire un’utopia. Ma basta guardare quel che sta succedendo in Birmania, o che in passato è successo in Cina, per capire che affidare la gestione di Internet semplicemente a un organismo intergovernativo rischierebbe di peggiorare le cose dal punto di vista della libertà di circolazione e di accesso. In quel caso, meglio allora tenersi la gestione “privata” (e certo migliorabile) di Icann.
Se dal Forum di Roma arriverà un passo avanti verso la Carta dei diritti, anche l’utopia di una governance più democratica della rete potrebbe farsi concreta.
Chi ha a cuore il rinnovamento della politica dovrà fare i conti con un fenomeno unico nel suo genere: la corsa alle primarie del 14 ottobre che nelle prossime settimane vedrà impegnati direttamente circa cinquantamila candidati. Obiettivo, farsi eleggere nelle assemblee costituenti, nazionale e regionali, del nuovo partito democratico.
La formazione delle liste per Veltroni, Bindi, Letta e gli altri candidati e la competizione per le segreterie regionali non hanno mantenuto tutte le promesse della vigilia. Troppe guerre tra correnti di ex e troppo poca apertura a persone più giovani e a mondi attivi esterni ai partiti che hanno deciso di fondersi. Qualche novità c’è stata, ma nell’assoluto disordine di queste giornate si fa ancora fatica a vedere nascere un partito davvero nuovo. (continua…)