E se domani Tony e Bill
venerdì, 29 giugno 2007Di Tony Blair sentirò la mancanza. Ho fiducia nel suo successore: Gordon Brown ha tutte le carte in regola per essere un eccellente Primo Ministro. Ma Blair è stato molto di più di un longevo (10 anni) inquilino del n°10 di Downing Street. Ha delineato i contorni di una politica progressista capace di uscire dai confini della sinistra conservatrice e di guadagnare la maggioranza dei consensi nell’Occidente del XXI° secolo.
Spero, per lui e per noi tutti, che il suo nuovo ruolo di negoziatore in Medio oriente per conto del “quartetto” abbia successo. Ma so che nonostante la sua abilità dovrà fare i conti con il peso del suo grande errore, l’illusione di poter condizionare -partecipandovi- la guerra di Bush in Iraq.
Comunque vada in Medio Oriente, sentiremo parlare ancora di Tony Blair. Magari in coppia con un altro ex, anche lui protagonista di una svolta politica: Bill Clinton. Se gli inventori delle due sole formule progressiste vincenti del nuovo secolo -new labour e new democrats- si mettessero insieme anche l’idea di una nuova “alleanza dei democratici” si farebbe più concreta. Utopia? Vedremo. Di certo i due cinquantenni non andranno in pensione. Qualche primo passo lo fecero già quasi dieci anni fa, allora si parlò perfino di “ulivo mondiale”. E se dopo le elezioni americane ci riservassero qualche bella sorpresa?





