Archivio di maggio 2007

La sfida di Montezemolo

venerdì, 25 maggio 2007

Montezemolo ha fatto un discorso politico, non antipolitico. Certo, da quel pulpito (molto americano: il gobbo trasparente, i sound bite in sovraimpressione) qualche predica è parsa eccessiva visto che l’establishment indutriale italiano non  è senza peccato per quanto riguarda mobilità sociale, scarse presenze di giovani e donne, privilegi talvolta poco giustificati, logiche di casta capaci di danneggiare i consumatori.
Ma il cuore del messaggio politico di Montezemolo va preso molto sul serio. Le imprese italiane -questa la sostanza del discorso di ieri- ce l’hanno fatta ad attraversare una fase difficile e stanno tornando competitive: ora chiedono che lo Stato faccia altrettanto. Montezemolo non chiede allo Stato -e alla politica- di togliersi dai piedi e lasciar fare. Chiede di cambiare, ispirandosi al merito, all’efficienza, alle liberalizzazioni, alla sicurezza. E soprattutto facendo prevalere gli interessi generali futuri sui poteri di veto presenti.
Non so se si tratti di discesa in campo (non vedo grandi spazi, per la verità), so che sono alcuni dei cavalli di battaglia del nascente partito democratico. A parte le prediche, la sfida di una politica con meno rendite e più capacità di decidere va raccolta.

Ritorno al ‘92?

domenica, 20 maggio 2007

I nostri due maggiori quotidiani dedicano stamattina commenti in prima pagina al possibile ripetersi di un’ondata simile a quella che nel 1992 travolse i partiti e la prima repubblica. Per Sergio Romano (sul Corriere) si annuncia un nuovo 1992, per Ilvo Diamanti (su Repubblica) il sentimento antipolitica è molto forte ma non prelude a un nuovo ‘92.
Trovo convincente l’analisi di Ilvo Diamanti. Quella del 1992 non fu una semplice ribellione nei confronti dei privilegi “di casta” dei partiti. Fu una crisi contemporanea del sistema politico e dell’economia non estranea all’onda dell’89.
Non ci sarà un altro ‘92, ma il rigetto contro la “corporazione” dei politici non va preso alla leggera.
Servono segnali urgenti di riduzione dei costi e dei privilegi legati alla politica (lo dico sommessamente, sarebbe meglio farlo più che parlarne) . Serve soprattutto una inversione di tendenza rispetto al proliferare di aziende pubbliche o parapubbliche nate nella sfera di influenza delle Regioni e degli enti locali: centinaia di nuove strutture non sempre utili che costituiscono una vera e propria coda avvelenata della spinta italiana al federalismo.
Una correzione di rotta del genere non renderebbe affatto la politica più debole. Più debole e frammentata di come è oggi, la politica italiana difficilmente potrà mai diventare. Se recuperiamo una migliore reputazione -e se mandiamo in porto il progetto di un nuovo grande partito, il partito democratico- daremo alla politica più forza per superare veti, particolarismi, paralisi.

Diario di campagna

domenica, 13 maggio 2007

Fine settimana in giro per la campagna elettorale. Alessandria, Asti, Vercelli, Verona, Mira, Conegliano, Belluno. Belle città, città importanti anche perchè cinque anni fa diedero qualche prima soddisfazione (con il cambio di governo a Alessandria, Asti e Verona) a noi reduci dalla sconfitta delle politiche del 2001.
Impressioni.
Abbiamo ottimi candidati (e candidate) a sindaco e presidente di provincia. O sono gli uscenti che chiedono la riconferma, oppure -quasi sempre- sono stati scelti con le primarie. Alle primarie hanno vinto le candidate e i candidati più forti: della Margherita, dei ds ma anche dello Sdi. E vi hanno partecipato migliaia di persone, spesso molte di più di quelle che andarono a votare per Prodi. Quindi almeno nella sua dimensione locale il meccanismo pare funzionare.
La nostra carta vincente sono candidati e programmi per le città, mentre il centrodestra sfugge al confronto locale e cerca di politicizzare la campagna quasi fosse una rivincita del duello Berlusconi-Prodi. Se riusciamo a portare la sfida sul suo terreno vero, le amministrative, possiamo vincere anche dove il centrodestra è politicamente forte come in Veneto, in Sicilia (dove avevo fatto un lungo giro lo scorso fine settimana) e nel sud del Piemonte.
La speranza nel partito democratico è diffusa, da Agrigento a Belluno. Ma gli assetti sono ancora molto variabili: liste unitarie dell’ulivo, liste separate di ds e margherita, talvolta perfino candidati a sindaco diversi tra ds e margherita (o più candidati dello stesso partito che si sfidano al primo turno come fossero delle primarie).
Molti giovani e molte donne candidate. Vedremo tra gli eletti.
Grandissimo interesse per le materie di competenza del ministero delle comunicazioni. In cima a tutte: problemi delle poste e futuro del wi-max.
Infine, clima nei confronti del governo nazionale in miglioramento. Tutti percepiscono che la strada è ancora in salita ma il malcontento e il disorientamento dello scorso inverno sono alle nostre spalle.
Auguri alle centinaia di  candidate e candidati che ho incontrato in questi giorni (il prossimo fine settiana sarò in Puglia e nelle Marche).
E auguri a questo blog che dopodomani compie due anni.