Archivio di dicembre 2006

Banda larga sotto Natale

venerdì, 29 dicembre 2006

Nei buoni propositi del Governo per l’anno che viene Romano Prodi ha citato la diffusione della banda larga. In pochi giorni, prima con la nascita della cabina di regia governativa, poi con l’accordo tra Comunicazioni e Difesa che consentirà l’avvio del wimax, infine con l’inserimento della banda larga tra le priorità nazionali da parte di Prodi, sembra che abbiamo improvvisamente preso coscienza di quanto l’accesso ai servizi a banda larga sia decisivo per il futuro dell’Italia. Per me è una soddisfazione grandissima, quasi quasi torno a credere a Babbo Natale.
Ora naturalmente annunci e impegni vanno tradotti in pratica, come ci ricorda quotidianamente l’opinione dei bloggers (cito per tutti Mario Adfinolfi). Le aspettative sono forti (stamattina più di una persona mi ha fermato al centro di Roma chiedendo del wimax) e l’obiettivo che ci siamo dati nel Comitato Banda Larga è ambizioso: arrivare in cinque anni a una copertura di tutta Italia, da “servizio universale”. Non sarà un cammino agevole in una paese con scarse risorse economiche e abbondanti lentezze burocratiche, ma l’abbrivio preso sotto Natale è stato davvero prezioso. E non sarà disperso.

Senza giornali

lunedì, 25 dicembre 2006

Non ricordo un periodo così lungo di assenza dei giornali. Certo, oggi è Natale e l’assenza è di regola; mentre nei giorni scorsi qualche giornale era in edicola nonostante lo sciopero. Ma la grande maggioranza dei lettori è costretta da giorni a rinunciare al proprio giornale.
Che effetto fa, questa prolungata assenza? A me fa riflettere sulla loro importanza. Per quanto dominante sia la tv, per quanto possa crescere l’informazione in rete, i giornali sono e resteranno a lungo insostituibili.
Non come fornitori di notizie, funzione nella quale sono stati da tempo affiancati, e per molti lettori anche superati, da tv, telefonini e Internet. E infatti in questi giorni senza giornali non si può dire che ci siano venute a mancare “le notizie”. Le notizie ci circondano, ci assediano perfino. Il nostro problema non è rintracciarle su una qualche Radio Londra ma inquadrarle, capirle, poterle discutere.
Ecco, i giornali ci offrono una insostituibile chiave di lettura. Innanzitutto con la scelta di cosa stampare (vedi il famoso motto del NYTimes, “tutte le notizie che meritano di essere stampate”). E poi con le scelte di impaginazione, di inchiesta e di commento.
Abbiamo saputo tutti della morte di Welby, ma avremmo voluto i giornali -e soprattutto il “nostro” giornale- per leggere opinioni, per avere argomenti nelle discussioni in famiglia e in pubblico. Non bastano certo i pastoni dei tg.
Sappiamo dell’arresto di Scaramella. Ma i retroscena, chi ce li racconta?
Possiamo procurarci in mille modi i programmi tv o i tamburini dei cinema. Ma solo dal “nostro” giornale (o dai nostri, per chi ne legge più d’uno) possiamo avere recensioni e giudizi cui affidare le nostre scelte.
Insomma, per quanto da tempo si pronostichi l’estinzione dei giornali, la profezia non si avvererà. Anche se naturalmente i giornali dovranno guadagnarsi sul campo la loro insostituibilità e gli editori dovranno fare i conti con l’informazione multimediale.
Dopodomani i giornali tornano in edicola. E mi auguro che con l’anno nuovo gli editori tornino a confrontarsi sul contratto dei giornalisti, visto che il muro contro muro non serve a nessuno.  Buon Natale.

Niente muraglie cinesi

sabato, 16 dicembre 2006

Capisco l’allarme sociale creato dalla presenza nella rete di contenuti violenti, illegali, pericolosi per i minori. Ma non capisco come questo allarme possa tradursi nella tentazione di “controllare” o “filtrare” la rete.
La questione viene discussa da anni in diverse sedi internazionali e dalla discussione sono fin qui emerse alcune conclusioni che mi sembrano valide per tutti i paesi liberi.
Primo, ciò che non si può e non si deve fare. Non è possibile imporre blocchi o filtri centralizzati: sarebbe politicamente sbagliato, oltre ad essere tecnicamente assai poco praticabile. Non è possibile, come invece sostenuto in una recente sentenza del tribunale di Aosta che ha fatto il giro del mondo, equiparare i gestori dei blog ai responsabili delle testate giornalistiche e quindi applicare nei confronti dei blogger le responsabilità (tipo omesso controllo in caso di diffamazione) previste dalla legge sulla stampa del 1948.
Secondo, ciò che si può e si deve fare. Bisogna promuovere l’informazione e l’educazione sull’importanza della rete e sulla necessità che utilizzandola siano rispettati alcuni principi generali (no all’incitamento all’odio,  alla violenza e al razzismo; rispetto delle culture, delle religioni e delle minoranze; tutela dei minori). Bisogna coinvolgere i providers per rendere più efficace l’intervento repressivo quando vengono segnalati siti penalmente illegali.
L’importanza di Internet è destinata a crescere e al futuro dobbiamo guardare con ottimismo e fiducia, sapendo che i pericoli si combattono con la crescita della coscienza civile e con l’efficacia degli interventi di fronte a illeciti penali. Non con illusorie muraglie.  La Cina è lontana, per fortuna.