Archivio di luglio 2006

Il tormentone dell’allargamento

lunedì, 31 luglio 2006

La politica di agosto vive di tormentoni. Diffusissimi nelle dichiarazioni dei politici e spesso del tutto ignorati sotto i fatidici ombrelloni. Il tormentone di quest’anno è l’opportunità o meno di allargare la maggioranza. O addirittura di grandi coalizioni.
Lo confesso, il tema mi pare particolarmente futile. Non c’è infatti nessunissima concreta possibilità di grandi coalizioni, nè di cooptare partiti del centrodestra nella maggioranza dell’Unione. Il che non vuol dire che non ci saranno quei cambi di casacche di singoli parlamentari così frequenti nelle scorse legislature. Ma saranno scelte personali.
All’ombra del tormentone sull’allargamento rischiano invece di scomparire due scelte di fondo che l’Unione deve fare proprio in queste settimane. Primo investirte sul consolidamento della maggioranza. Più riusciremo a mostrare coesione, con meno frequenti voti di fiducia e ancor meno diffusi battibecchi tra ministri, e più veloce sarà la crisi del centrodestra e della sua leadership. I due schieramenti non resteranno immobili, il rafforzamento dell’uno produrrà crescenti scricchiolii nell’altro.
Seconda scelta di fondo: piuttosto che il futile ritornello dell’allargamento l’Unione dovrebbe promuovere il dialogo parlamentare. Ha ragione il Presidente del Senato, autosufficienza non coincide con arroganza. Invece di fantasticare sulla Merkel, meglio concentrarsi su materie, come le regole istituzionali o la politica estera, sulle quali sono possibili intese nell’interesse dell’Italia.

Pro e contro l’indulto

venerdì, 28 luglio 2006

Volano parole grosse, anche nei commenti di questo blog, sul tema dell’indulto. Tema delicato, naturalmente. Da anni il Parlamento viene sollecitato a prendere provvedimenti che riducano il sovraffollamento delle carceri. Per decidere in questo senso c’è un unico modo possibile: raggiungere una maggioranza di due terzi per ridurre le pene detentive a migliaia di detenuti.
Così è stato fatto, e certamente in un modo opinabile quanto ai confini -inclusioni ed eccezioni- dei reati cui applicare lo sconto di pena.Confini frutto di trattative parlamentari finalizzate al raggiungimento dei due terzi.
Ma per quante obiezioni si possano avanzare, io condivido quanto ha scritto Adriano Sofri: la condizione delle carceri giustificava e giustifica un intervento legislativo. Quindi secondo me l’Unione ha fatto bene a votare a favore.
Così facendo ha messo sulla bilancia due diverse emergenze sociali. Da un lato i possibili effetti dell ritorno anticipato in libertà di dieci-quindici mila condannati; dall’altro le condizioni disumane che il sovraffollamento provoca per i detenuti. Tra le due emergenze sociali, l’Unione ha scelto di intervenire comunque per ridurre l’emergenza carceraria. Un impegno cui faceva riferimento anche il nostro programma elettorale: “le condizioni delle carceri sono lontane da ogni senso di umanità e di rispetto della dignità del detenuto: il degrado dipende dal sovraffollamento delle carceri.”
Chi oggi si indigna ritiene assai più grave lo sconto di pena per alcune decine di condannati per corruzione del sovraffollamento delle carceri. Opinione più che legittima, a patto che non porti a considerare corrotti e farabutti tutti i sostenitori della tesi contraria. Magari in nome del Ministro Di Pietro, che non considera affatto corrotti o farabutti coloro che hanno votato per l’indulto, visto che stamani sedeva tranquillamente in Consiglio dei Ministri accanto ai suoi  25 colleghi tutti favorevoli.

Interventisti umanitari

mercoledì, 19 luglio 2006

Rispetto le opinioni di ciascuno, ma la posizione di chi vuole tenere l’Italia fuori dalle missioni internazionali, ad esempio in Afghanistan, non mi pare così di sinistra.
L’idea che un paese dell’occidente ricco e industrializzato possa praticare una politica estera isolazionista, tenendosi fuori dalle aree di conflitto e di crisi, chiudendo gli occhi di fronte a minacce terroristiche o a violazioni dei diritti umani la trovo inaccettabile.
Se è una opzione individuale, può nutrirsi di ottime ragioni etiche o religiose. Ma non può essere una linea di comportamento politico per il Paese.
Nel mondo dei prossimi anni ci si batte per la pace e la libertà partecipando alle iniziative occidentali che vanno in quella direzione.
In caso contrario, noi benestanti italiani assomiglieremo sempre più a quei residenti dei quartieri alti delle metropoli americane, protetti da muri di cinta e da guardie private.