Archivio di giugno 2006

Alla prova dell’Afghanistan

venerdì, 30 giugno 2006

La conferma della nostra partecipazione alla missione internazionale in Afghanistan è la prima prova della verità per l’Unione. Il Governo qualche ora fa ha varato il provvedimento e nei prossimi giorni la parola passa alle Camere.
La decisione odierna ha due facce: da un lato il rientro entro l’autunno del nostro contingente militare dall’Iraq; dall’altro la conferma delle altre missioni internazionali, Afghanistan in testa.
Rispetto le posizioni critiche di una parte della sinistra radicale, ma la nostra partecipazione alla missione Nato e Onu non è un optional sul piano parlamentare (come ha confermato l’intesa quasi unanime dei gruppi dell’Unione).
La missione afghana è parte integrante degli impegni internazionali del sistema di alleanze cui appartiene l’Italia. E questi impegni vanno rispettati, tanto più in un’area dalla cui stabilizzazione dipendono le sorti della lotta al terrortismo internazionale. L’Italia non può sperare che ci sia sempre qualcuno pronto a condurre questa lotta per nostro conto.
Può darsi che alla proposta del Governo si aggiungano anche voti di componenti dell’opposizione come l’Udc, ma intanto la maggioranza deve essere maggioranza. Sull’Iraq, quando conferma il rientro, come sull’Afghanistan, quando ribadisce l’ovvio principio che l’Italia non è un paese isolato ma partecipa ad alleanze internazionali e condivide, come previsto dalla Costituzione, gli impegni di queste alleanze anche sul terreno militare.

Bella l’Italia di Ciampi

lunedì, 26 giugno 2006

Sorpresa, sorpresa. Al quinto mese di una interminabile campagna elettorale, gli italiani hanno sfidato la canicola di fine giugno andando a votare portando la partecipazione ad un referendum a livelli che non si vedevano da dieci anni.
Quando ieri si è capito che tipo di affluenza si stava verificando, non è mancato qualche brivido freddo nei Palazzi dell’Unione. Specie per il voto massiccio di molte regioni del Nord.
E invece no. Grande partecipazione al voto, grandissima vittoria del No. Superiore a quella prevista dai sondaggi, che prevedevano una prevalenza del No per soli 4/8 punti percentuali. Netta al Centro, schiacciante al Sud, la vittoria c’è  stata anche al Nord. Punto e a capo.
Nei prossimi giorni misureremo le conseguenze politiche del referendum sul centrodestra. Probabilmente dirompenti. E forse, quanto al rapporto con la Lega, irreparabili.
Oggi, a caldo, voglio solo dire che forse la nostra sorpresa deriva dalla sottovalutazione di qualche cosa che è cambiato in Italia negli ultimi anni. All’ombra della nostra crisi economica e dei conflitti di interessi è cresciuto un nuovo sentimento di identità italiana. Rifiuto delle divisioni, riscoperta del concetto di patria e del simbolo del tricolore, condivisione dei valori della Costituzione. Più che il dibattito sulle modifiche introdotte dalla Legge Calderoli, è stata questa rinnovata identità italiana ad emergere nella vittoria del No.
Una rinnovata identità italiana che in questi anni ha avuto un protagonista assoluto e instancabile, al quale penso sia giusto “intestare” la vittoria nel referendum: Carlo Azeglio Ciampi. La sua Italia è davvero bella.

Referendun, ultimo avviso

venerdì, 23 giugno 2006

Magnetizzata dal calcio  e frastornata dalle intercettazioni, l’Italia stenta ad appassionarsi al Referendum di domenica e lunedì. E la cosa mi preoccupa non poco.
A chi fosse ancora in cerca di motivazioni per l’importanza di votare No io non proporrei un percorso accidentato nelle decine di modifiche introdotte dalla riforma-pasticcio ideata da Calderoli. Nè mi iscriverei alla gara tra chi propone riduzioni più drastiche al numero dei parlamentari: assecondare l’antipolitica non ha mai fatto bene alla  “buona” politica.
Direi una cosa semplice e forte: si vota per difendere la Costituzione italiana. Direi che difendendo la Costituzione in fondo si difende una certa idea dell’Italia. L’Italia di Carlo Azeglio Ciampi, non quella di Umberto Bossi.
Passa parola.