Alla prova dell’Afghanistan
venerdì, 30 giugno 2006La conferma della nostra partecipazione alla missione internazionale in Afghanistan è la prima prova della verità per l’Unione. Il Governo qualche ora fa ha varato il provvedimento e nei prossimi giorni la parola passa alle Camere.
La decisione odierna ha due facce: da un lato il rientro entro l’autunno del nostro contingente militare dall’Iraq; dall’altro la conferma delle altre missioni internazionali, Afghanistan in testa.
Rispetto le posizioni critiche di una parte della sinistra radicale, ma la nostra partecipazione alla missione Nato e Onu non è un optional sul piano parlamentare (come ha confermato l’intesa quasi unanime dei gruppi dell’Unione).
La missione afghana è parte integrante degli impegni internazionali del sistema di alleanze cui appartiene l’Italia. E questi impegni vanno rispettati, tanto più in un’area dalla cui stabilizzazione dipendono le sorti della lotta al terrortismo internazionale. L’Italia non può sperare che ci sia sempre qualcuno pronto a condurre questa lotta per nostro conto.
Può darsi che alla proposta del Governo si aggiungano anche voti di componenti dell’opposizione come l’Udc, ma intanto la maggioranza deve essere maggioranza. Sull’Iraq, quando conferma il rientro, come sull’Afghanistan, quando ribadisce l’ovvio principio che l’Italia non è un paese isolato ma partecipa ad alleanze internazionali e condivide, come previsto dalla Costituzione, gli impegni di queste alleanze anche sul terreno militare.





