Breznev travestito da Sacharov
mercoledì, 29 marzo 2006Continua l’epopea del perseguitato. Lui, l’uomo più ricco e più potente d’Italia, possiede la tv privata e controlla buona parte di quella pubblica ma si presenta come un povero dissidente diffusore di samizsdat. Vittima dei giornalisti, dei sondaggisti, dei capitalisti e della perfida Annunziata. E ora, da domenica scorsa, vittima predestinata di un esproprio proletario.
Vista l’influenza del nostro “dissidente” sui media (che gli consente spesso di influenzare i temi della agenda dei media in campagna elettorale), il tema impazzerà ancora per giorni e conviene precisare qualche punto.
Primo. Il centrosinistra ha sempre sostenuto che farà nella prima parte della legislatura una legge sul conflitto di interessi. Tutti sono d’accordo, da Mastella a Bertinotti, e non c’è stato incontro di nostri sostenitori in cui non siamo stati rimproverati di non averla fatta nel 1996-2001 (cosa che ci hanno rinfacciato più volte anche da destra). Il programmone dell’Unione lo dice a chiare lettere (pagina 18-20). E allora? Lo scandalo sarebbe non farla, questa legge.
Secondo. Che la legge attuale sia ridicola e senza denti lo sanno tutti e lo dimostra la stessa campagna elettorale. Pensate che nei principi la legge in vigore vieta alle aziende di un uomo di governo di fornirgli un “sostegno privilegiato”. Ne avete visto forse traccia, di sostegno privilegiato, in due reti Mediaset. Ma la legge non è in grado di intervenire, neanche sulle sviolinate di Fede.
Terzo. Una legge sul conflitto di interessi non sarà affatto punitiva per Mediaset. Nel centrosinistra, e noi della Margherita in particolare, tutto siamo tranne che antiindustriali incalliti. Non intendiamo penalizzare nessuno, anzi. Avremo solo un mercato più aperto, ma questo in ultima analisi converrà anche a Mediaset che non può pensare di lucrare per sempre su un mercato protetto che le assicura il quasi monopolio della pubblicità. I mercati protetti alla lunga generano crisi tipo Fiat o Alitalia mentre la storia di Mediaset può continuare ad essere una storia di successo. E un mercato più aperto ci darà una tv migliore e più ricca di offerte diverse.
Ecco i nostri tranquilli obiettivi in materia. Abbiamo sempre pensato che il Presidente del Consiglio non possa controllare un impero televisivo e che responsabilità di governo e gestione degli affari vadano separati. Continuiamo a pensarlo. Se qualcuno ha cambiato idea e si è assuefatto alla gigantesca anomalia italiana lo dica, ma non tiri in ballo espropri e persecuzioni.





