Archivio di dicembre 2005

Decoder e vecchie signore

sabato, 24 dicembre 2005

L’abbuffata dell’antivigilia l’ha offerta il Presidente del Consiglio a quei 2,3 milioni di italiani che si sono cibati delle sue oltre due ore di conferenza stampa su Rai Uno.
Con una conseguenza immediata: il riaccendersi del confronto tra le posizioni di cui ai commenti al post precedente. Fatelo parlare che si fa male da solo -insistono in molti;  non sottovalutiamo la sua propaganda -sostengo io.
Ma l’esternazione-fiume mi ha colpito anche per un’altra circostanza. Berlusconi l’ha utilizzata anche per difendersi dall’accusa di conflitto di interessi a proposito dei decoder (in merito, le interrogazioni del senatore Zanda sono nei Documenti del blog). Con argomenti futili (quelli venduti dal fratello del Premier erano pochi, Berlusconi non lo sapeva, e comunque era uscito un attimo dal Consiglio dei Ministri) cercano di occultare una ovvia verità: il governo italiano ha assicurato un sostegno privilegiato a una tecnologia sfruttata commercialmente da Mediaset e la cui diffusione danneggia il digitale satellitare di Sky.
Singolare coincidenza: nelle stesse ore della esternazione berlusconiana l’impresa di famiglia sottraeva a Sky i diritti sulla Juventus. Prima i decoder, poi la vecchia signora: l’antica amicizia tra Silvio e Rupert ha lasciato il posto a una durissima sfida.
Ne vedremo delle belle. Auguri a tutti.

Berlusconi e la causa persa

mercoledì, 21 dicembre 2005

Una bizzarra euforia ha preso politici e comunicatori di centrosinistra dopo la performance di Berluscooni a Porta a Porta: Berlusconi tafazziano, è come Aiazzone, si fa del male da solo, mandiamolo in tv senza par condicio e via esultando.
Non sono d’accordo.
Intendiamoci: quando il Premier va in tv a dire che il governo ha fatto miracoli, che ha rispettato il contratto con gli italiani, che non ha fatto errori; quando dice che, in utlima analisi, tutto va bene difende una causa persa. Il messaggio è debole, e nei confronti dei suoi critici perfino controproducente.
La mia impressione tuttavia è che non si tratti di un messaggio rivolto alla maggioranza degli elettori, ma a un target più specifico: gli elettori di centrodestra incerti o delusi dell’azione del Governo. Non pochi: stando a un sondaggio di Mannheimer pubblicato ieri dal Corriere più di un elettore berlusconiano su quattro. L’obiettivo della campagna ”tutto va bene”, che a noi pare più surreale che illusionista, è la riconquista di questi elettori di centrodestra scettici, magari scontando un ulteriore allontanamento dell’elettorato critico.
Riuscirà questa campagna a raggiungere il proprio obiettivo? Non è facile, viste le condizioni concrete di esistenza di milioni di famiglie italiane. Ma potrebbe se non altro riuscire a “sporcare” il senso comune dominante circa il fallimento di Berlusconi e il mancato rispetto delle sue promesse.
Il centrosinistra farebbe dunque bene a non sottovalutare il tentativo.
Per anni abbiamo detto che non basta dire no a Berlusconi. Sacrosanto. Con l’avvicinarsi del voto dobbiamo però ricordare che una parte dell’elettorato si orienterà su una semplice domanda : stiamo meglio o peggio di 5 anni fa? Il racconto pubblico dei fallimenti di questo governo tornerà attuale nei prossimi tre mesi. Un racconto che scaturisce in primo luogo dai fatti, ma che la comunicazione del centrosinistra deve continuamente rinnovare.
I fatti parlano da soli. Ma nell’era del dominio della tv questo principio non vale sempre e non vale per tutti.

Webpolitik: l’ora fatale è suonata?

venerdì, 16 dicembre 2005

I prossimi cento giorni di campagna elettorale porteranno Internet al centro dell’arena politica anche in Italia? Assisteremo allo sfondamento della Webpolitik? Ne abbiamo discusso due ore fa in un incontro alla Camera coordinato da Giovanni Floris. L’occasione era la presentazione di un sondaggio fatto da Carlo Erminero e Blogosfere (cliccare qui accanto su Documenti).
Principali risultati del sondaggio: internet è già utilizzato (dal panel, che è fatto da internauti) come fonte di informazione politica, meno di tv e giornali ma più di radio e manifesti; le nuove forme di comunicazione on line sono accolte piuttosto bene; i giudizi sono abbastanza spalmati tra gli elettori dei due schieramenti.
Nel corso del dibattito mi hanno colpito due cose. La prima da parte del deputato di Forza Italia Antonio Palmieri, responsabile del sito azzurro. Palmieri ha detto: un partito come Forza Italia punterà moltissimo sul web anche perchè le sue caratteristiche di partito leggero lo consentono. Osservo: ottima intenzione, ma non vorrei che l’entusiasmo per la rete nasconda la riproposizione con altri mezzi della tipica comuinicazione top-down berlusconiana. Bene dare spazio alla rete, ma i partiti sono anche comunità democratiche in carne ed ossa. Dove ci si riunisce, si discute e si decide insieme. La rete aggiunge ma non può surrogare.
La seconda cosa è stata detta da Luca De Biase, responsavbile dell’inserto Nòva del Sole 24 ore. Attenti, politici, non limitate la comunicazione on line alla propaganda: gli internauti sono clienti difficili per il marketing politico tradizionale e rifiutano un approccio propagandistico. La rete deve essere sede di discussione, che poi è l’essenza della democrazia, più ancora del voto.
Sottoscrivo, anche se non è facile a farsi. E aggiungo che oltre a meno propaganda e più discussione la rete nei prossimi mesi ci può offrire occasioni e strumenti di partecipazione e di azione diretta. Nel convegno si è parlato molto di Howard Dean e di Move On. L’America è ancora così lontana?