Archivio di novembre 2005

Proposta indecente

mercoledì, 23 novembre 2005

Trovo piuttosto indecente la proposta del Ministro Storace di promuovere la presenza di volontari antiabortisti nei consultori. Indecente e pericolosa.
Vittime di una proposta simile sarebbero infatti le donne, bersaglio di invadenti pressioni “militanti” e propagandistiche in un momento drammatico, un momento che richiede il massimo di riservatezza e di ausilio medico e scientifico alle proprie scelte.
La proposta è perfino pericolosa perchè potrebbe importare in Italia uno degli aspetti peggiori del confronto sui valori in atto negli Stati Uniti: la trasformazione di cliniche e ospedali dove si pratica l’interruzione della gravidanza in luoghi di scontro tra opposti attivismi e, talvolta, di intimidazione violenta nei confronti dei medici abortisti.
Non vorrei che tra i volontari auspicati dal Ministro e i picchetti antiabortisti il passo fosse troppo breve.
La Chiesa cattolica ha tutto il diritto di battersi contro l’aborto senza che questo provochi scandalo o, peggio, faccia riaffiorare anticlericalismi militanti.
Ma che un Ministro cavalchi queste convinzioni religiose con proposte dannose per le donne e socialmente periocolose non mi pare accettabile.

Buone notizie per la rete, meno per la Tunisia

giovedì, 17 novembre 2005

L’accordo di Tunisi sul futuro di Internet è poca cosa? Non direi. Primo perchè poteva andare molto peggio. O con un’affermazione della posizione che, sostituendo una organizzazione intergovernativa tipo Uit (l’Onu delle telecomunicazioni) alla gestione tecnica di Icann, rischiava di rinchiudere lo sviluppo libero della rete in una gabbia politico-burocratica. Ma questo rischio era altamente improbabile. L’altra possibilità era, come è assai frequente in vertici Onu del genere, una chiusura con un nulla di fatto, semplicemente prendendo atto delle divergenze insormontabili sul tavolo. E a poche ore dall’inizio del vertice l’approdo del negoziato finale era ancora incerto (anche se il capo negoziatore italiano, il nostro ambasciatore presso l’Onu a Ginevra, ci aveva pronosticato una soluzione positiva).
Certo, l’accordo raggiunto è poco più di uno spiraglio aperto  nel quadro della riconferma della situazione attuale. Certo, non tutti quelli che volevano sottrarre la regia tecnica ai californiani di Icann erano statalisti o totalitari (penso ad esempio ai bellissimi discorsi che ho ascoltato dal ministro brasiliano Gilberto Gil). Ma dal vertice di Tunisi era difficile aspettarsi di più e ora toccherà soprattutto all’Unione europea allargare lo spiraglio aperto verso una gestione della rete più condivisa dalla comunità internazionale e dai diversi attori sociali.
Assai più problematico è il bilancio della scelta di tenere un vertice sulla società dell’informazione, e sulla libertà che deve caratterizzarla, proprio a Tunisi.
Nella stracitata classifica della Freedom House la Tunisia si piazza al 173° posto. Non a caso, visto quel che è capitato in questi giorni e di cui sono stato in parte testimone.
Ieri sera, qualcosa sembrava essere cambiato in meglio. L’incontro di Ngo tunisine impegnate sui diritti umani, che due giorni prima era stato impedito al Goethe Institut nonostante le pressioni dell’ambasciatore tedesco in Tunisia, si è potuto svolgere. C’era anche la premio Nobel iraniana, il responsabile Onu dei diritti umani, kenyota, diversi parlamentari e giornalisti. Ma stamattina, a poche centinaia di metri da dove mi imbarcavo per Roma, veniva fermato e respinto il leader di Reporters sans Frontieres. Uno smacco per gli ottimisti che sostenevano che, in fondo, i riflettori puntati da centinaia di giornalisti avrebbero aiutato la libertà di informazione e di espressione in Tunisia. Non è stato così, anche se il paese pare attraversato da spinte contrastanti (chi ha voluto il pestaggio del cronista di Liberation?) e un vero bilancio “interno” del Summit potrà essere fatto solo tra qualche settimana.

Summit di Tunisi ore 17,30, Avenue Baudelaire

mercoledì, 16 novembre 2005

In Avenue Baudelaire un’ora fa ho partecipato all’incontro delle Ngo tunisine cui da giorni veniva negato il diritto di riunirsi. La strada è zeppa di poliziotti in borghese, la sala è affollata di giornalisti e delegati di mezzo mondo. Bel clima, tunisini contenti, se non ci saranno incidenti sarà stato un passo avanti.