Archivio di settembre 2005

Leader forte, strategia debole

mercoledì, 28 settembre 2005

Due cose mi hanno colpito della performance di ieri di Berlusconi alla Camera: la forza ritrovata della sua leadership tra i deputati del centrodestra e la debolezza della strategia messa in campo.
Quasi a fugare le voci di un Berlusconi in cerca di exit strategy (e gli inviti di Giuliano Ferrara), il Premier si è presentato gagliardo e tosto, rivendicando il suo ruolo e il lavoro fatto. La destra dell’Aula ha reagito con il calore delle fiducie rinnovate.
Ma sarà quello anticipato ieri il taglio della campagna elettorale che Berlusconi intende guidare?
Non è vero che gli italiani sono così in difficoltà, la Borsa tira, auto e telefonini proliferano, la sinistra è disfattista, il Governo ha fatto tot leggi, tot strade, tot riforme… Se questa sarà la campagna berlusconiana, assai simile a quella tentata nel 2004 per le europee (ricordate i manifesti pieni di cifre?), non mi pare destinata a mietere grandi successi tra i cittadini in carne ed ossa.
Resta tuttavia valido il principio che impone di non sottovalutare l’avversario.
Anche perchè allo stanco ritornello su “le cose non vanno poi così male” potrebbe aggiungersi un pizzico di pepe in più dal redivivo Tremonti. Il quale (ci avete fatto caso?) pare più efficace di prima nell’incarnare una linea anti Euro, anti Poteri Forti e pro risparmiatori. Incredibile, ma vero.
E poi perchè da una campagna basata su “le cose non vanno male come si dice” nasce subito il corollario: ”il problema non è l’azione del governo ma il modo di raccontarla da parte dei media”.
Chi pensa che la televisione non sia poi così cruciale in campagna elettorale (ricordo un pezzo di Pigi Battista) avrà nei mesi prossimi molte occasioni per ricredersi.

Euforia da Pupo

lunedì, 26 settembre 2005

Non mi piace l’euforia settembrina che ha preso la Rai. Capisco la soddisfazione per gli ascolti di Miss Italia, Ballando e per l’apparente lieto fine della telenovela su Affari Tuoi. Ma la vertigine del successo non dovrebbe offuscare due piccoli problemi.
Primo: i conti stanno tornando in rosso. Perchè il governo prima si è mangiato gli 80 milioni di risparmi che la Rai aveva faticosamente raccimolato pensando alla (sfumata) quotazione in Borsa, e ora annuncia che non aumenterà il canone. E poi perchè per quanti ascolti faccia la Rai la pubblicità continua a finire a Mediaset. Nei primi sette mesi del 2005 il totale pubblicità è cresciuto del 2,4%; Mediaset è cresciuta del 3,8%; Rai è calata dell’1,7.  E il responsabile della Sipra, la cui nomina provocò due anni fa le dimissioni dei Consiglieri Zanda e Donzelli, la scorsa settimana ha diffuso un “warning” aziendale per dire che la concessionaria del servizio pubblico potrebbe fallire il proprio budget di 30-40 milioni. In un’azienda “normale” qualcosa sarebbe accaduto.
Seconda ragione per non essere euforici: tranne eccezioni (tra cui Montalbano e Ballarò) i successi di ascolto non sono realizzati da programmi tipici di un servizio pubblico. Anzi.
Intanto stasera torna Striscia. Non so se sia più o meno servizio pubblico di Affari Tuoi (anzi, lo so…) ma in ogni modo gli faccio tantissimi auguri.

P.S.
Prodi ha detto che Rai e Mediaset non sono imparziali. Mi sembrava una constatazione, visto che fanno entrambe riferimento al Presidente del Consiglio, attraverso la sua famiglia e la sua (ammaccata) maggioranza. Avesse detto il contrario -Rai e Mediaset sono un modello di imparzialità- allora sì che avrei capito le prime pagine…

La rettifica del grande comunicatore

venerdì, 23 settembre 2005

Tre milioni e trecentomila telespettatori hanno ascoltato ieri sera, poco dopo le 23.15, la rettifica di Silvio Berlusconi a Porta a Porta. Vespa con l’aria contrita delle occasioni solenni ma tristi. Bertinotti sbalordito e a tratti quasi umanamente comprensivo di fronte al declino del Grande Comunicatore.
Sì perchè alla morsicata sonora (sound byte) di Follini a reti unificate (“C’è chi pensa che Berlusconi sia il miglior candidato e chi, come noi, ritiene di no ”) Berlusconi ha opposto, cinque ore dopo, una lunga telefonata per rettificare che no, lui non aveva licenziato Fazio, perchè tocca alla Bce, e che nemmeno aveva accettato delle Primarie, perchè al massimo si farà una Convention degli eletti.
Che fine ha fatto il Berlusconi decisionista? O, almeno, quello baldanzoso anche nella sconfitta visto a Ballarò dopo le Regionali? Il lungo viale del tramonto di cui parla oggi sul Foglio Giuliano Ferrara ci farà anche assistere al crespuscolo del Grande Comunicatore?
La vecchia rettifica, mito e rito della Prima Repubblica, si prende la sua rivincita. Diramata da un telefono fisso.