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	<title>Paolo Gentiloni</title>
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	<description>“La democrazia ha esigenze che vanno ben oltre quelle di un’urna elettorale”. Amartya Sen</description>
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		<title>Tre proposte per il &#8220;tesoro&#8221; digitale</title>
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		<pubDate>Mon, 03 Oct 2011 09:32:02 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Mio articolo scritto per Affari e Finanza
Caro direttore, Far ripartire la crescita. Tutti concordano sul fatto  che ora sia questa la priorità per l’Italia, ma le soluzioni sono assai  meno condivise anche perché le risorse utilizzabili sono scarse e non ci  si può permettere di mancare il bersaglio.
Ora, una delle poche  [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Mio articolo scritto per Affari e Finanza</p>
<p>Caro direttore, Far ripartire la crescita. Tutti concordano sul fatto  che ora sia questa la priorità per l’Italia, ma le soluzioni sono assai  meno condivise anche perché le risorse utilizzabili sono scarse e non ci  si può permettere di mancare il bersaglio.<br />
Ora, una delle poche  certezze diffuse nelle economie mature è che la leva dell’economia  digitale sia una di quelle su cui puntare a colpo sicuro: il settore  delle Ict è infatti quello con maggiori effetti positivi sull’intera  economia. Uno studio pubblicato qualche giorno fa, condotto da Oxford  Economics, afferma ad esempio che in Italia gli investimenti in Ict  sarebbero l’antidoto più serio alla bassa produttività e da qui al 2020  potrebbero portare a un incremento del Pil pari al 7%. La stessa Agcom,  nella sua recente segnalazione al Governo, sostiene che un semplice  aumento del 10% nella diffusione della banda larga produrrebbe un  incremento del Pil dell’1%.<br />
Purtroppo, un Governo ossessivamente  &#8220;televisivo&#8221; non ha dato all’agenda digitale la priorità che avrebbe  meritato e non è andato al di là di qualche buona intenzione (il Piano  redatto da Francesco Caio e rimasto nei cassetti, il tavolo Romani sulla  banda ultralarga ecc). Ora abbiamo una nuova occasione che deriva dal  successo dell’asta sulle frequenze, successo che conferma la vitalità  strategica del settore.<br />
L’asta si è appena conclusa per le frequenze  più pregiate della banda 800Mhz, pagate circa 3 miliardi; alla fine, il  ricavato complessivo per l’intero spettro messo a gara sarà attorno ai 4  miliardi, 1,5 in più rispetto a quanto previsto dalla Finanziaria 2010.  Come utilizzare allora questi maggiori introiti, oltre che, ovviamente,  per migliorare i saldi delle manovre finanziarie? Una parte dovrà  essere destinata alle tv locali, visto che non è stata accolta la nostra  proposta di compensare le frequenze loro sottratte con altre frequenze,  quelle regalate agli incumbent della Tv. Mediaset e Rai avranno infatti  nelle prossime settimane un bel regalo: se nell’asta appena conclusa  Vodafone Tim e Wind hanno acquistato 9 canali (finora usati dalle tv  locali) al prezzo di 3 miliardi, i due canali che il prossimo beauty  contest assegnerà gratuitamente a Mediaset e Rai valgono 330 milioni  ciascuno. E questo scandaloso regalo lo pagheremo in moneta sonante,  visto che dovremo risarcire le tv locali.<br />
Ma oltre al risarcimento  alle tv locali è indispensabile che una parte degli introiti aggiuntivi  sia destinata allo sviluppo dell’economia digitale, come giustamente  sollecitato da Agcom.<br />
Non si tratta ovviamente di restituire  all’industria una quota dei 4 miliardi incassati dallo Stato. Sarebbe un  non senso. Servono piuttosto interventi mirati per lo sviluppo  dell’economia digitale. Interventi che abbiano due grandi obiettivi, da  un lato eliminare il digital divide che continua a discriminare famiglie  e imprese in una parte del nostro territorio; dall’altro promuovere la  domanda che ci vede ancora molto indietro nonostante la buona diffusione  di banda larga da reti mobili.<br />
Ecco tre proposte che vanno in  questa direzione. Primo, eliminare il digital divide almeno nei 60  principali distretti industriali: una ricerca di Confindustria dimostra  che si potrebbe fare a costi contenuti (100/150 milioni) e avrebbe un  notevole impatto sulla competitività di imprese e territori. Secondo,  ridurre temporaneamente l’Iva sul commercio elettronico: oltre a farci  recuperare il ritardo in cui siamo, il minor gettito sarebbe in parte  compensato da un abbattimento dell’evasione. Terzo, studiare nuovi  incentivi per la banda larga rivolti ai giovani e alle piccole e medie  imprese.<br />
Assai meno comprensibili sono le intenzioni, attribuite al  Ministro Romani, di concentrare le risorse –poche o tante che saranno  sulla società della fibra. Il progetto Ngn potrà decollare se ci sarà  quell’intesa tra gli operatori che ancora manca, se il relativo piano  industriale sarà sostenuto da fondi della Cassa depositi e prestiti e da  eventuali agevolazioni per i nuovi investimenti, come ad esempio  l’esonero delle tasse dovute per la posa della fibra. Che senso avrebbe,  invece, l’investimento diretto di due o trecento milioni da parte del  Governo? L’impatto su un’opera dal costo di oltre dieci miliardi come  portare la fibra nelle case degli italiani sarebbe men che trascurabile;  e rischierebbe piuttosto di attirare sulla FiberCo gli strali  dell’Unione europea.<br />
Insomma, la rotta va corretta al più presto, se  non vogliamo perdere l’occasione per dare una piccola scossa digitale  alla nostra economia.</p>
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		<title>Le elezioni non sono la via maestra</title>
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		<pubDate>Fri, 16 Sep 2011 11:04:34 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
				<category><![CDATA[Paolo Gentiloni]]></category>

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		<description><![CDATA[Di fronte alla crisi economica più grave da mezzo secolo e alle montagne  russe della finanza, il quadro politico è di un’immobilità quasi  surreale. Il governo ha incassato la cinquantesima fiducia sulla quinta  versione della manovra, e Berlusconi appare più che mai deciso a  resistere. E noi, come possiamo almeno tentare [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Di fronte alla crisi economica più grave da mezzo secolo e alle montagne  russe della finanza, il quadro politico è di un’immobilità quasi  surreale. Il governo ha incassato la cinquantesima fiducia sulla quinta  versione della manovra, e Berlusconi appare più che mai deciso a  resistere. E noi, come possiamo almeno tentare di rompere questo quadro  immobile che rischia di trascinarci a fondo?<br />
Quando Bersani a Pesaro  ripropone il Nuovo Ulivo (noi-Idv- Sel), l’apertura del confronto col  “secondo cerchio” (i centristi) ed elezioni al più presto, non si può  dire che gli faccia difetto la coerenza.<br />
È la strada che da  segretario ha sempre indicato al Pd. Ma se siamo in emergenza, abbiamo  bisogno di soluzioni di emergenza. Per l’economia e la finanza pubblica,  non solo per cambiare la legge elettorale. Patrimoniale, età  pensionabile, dismissioni, liberalizzazioni, riduzione del peso della  pubblica amministrazione e dei costi della politica.<br />
Serve un governo  credibile e capace di adottare una terapia d’urto contro il debito  pubblico ed alcune misure selettive per la crescita. Eppure questa, che  mercoledi ascoltando gli interventi alla camera di Veltroni e  Franceschini sembrava la nostra proposta, viene ancora considerata al  più come una deviazione tollerabile rispetto alla via maestra delle  elezioni anticipate.<br />
Allora mi chiedo: una coalizione Pd-Idv-Sel che  uscisse vincente da un voto con questa legge elettorale potrebbe  affrontare le sfide che abbiamo davanti? Sappiamo che non sarebbe  facile. E più diamo l’idea che in fondo sia questa la strada che abbiamo  in mente, magari costretti dall’indisponibilità dei centristi, meno  l’alternativa guadagna in credibilità.<br />
Spesso la scelta del Nuovo  Ulivo viene inserita in una cornice culturale che va delineandosi in  modo più chiaro che in passato. Per dirla con uno slogan: da questa  crisi si esce solo “da sinistra”. E quindi: la globalizzazione non è un  tabù (contro il “mercatismo”, direbbe Tremonti); no alla sbandata  liberale della sinistra europea di dieci-quindici anni fa; doppio no  alle sirene terziste che mascherano i “poteri forti”, gli stessi che  attaccano il Pd e la sua autonomia, magari approfittando del caso  Penati; sì al recupero di uno spirito classista, magari dietro le  bandiere della Cgil. Capisco, ma non condivido.<br />
La crisi in cui siamo  dovrebbe spingerci non a ridimensionare ma piuttosto ad accentuare,  aggiornandole, le scelte fondative dell’Ulivo e del Pd: economia  liberale, federalismo europeo, interclassismo, pluralismo culturale.<br />
È  bene che questa discussione, che non è certo solo italiana, la si  faccia sul serio. Ma intanto: come contribuiamo oggi a evitare un  approdo ancor più catastrofico della crisi, rimuovendo quello che è  ormai chiaramente l’ostacolo principale ossia l’attuale governo a guida  Berlusconi? Lavorando per un governo “straordinario” a tempo, con ampia  base parlamentare, per fronteggiare l’emergenza.<br />
Ossia lavorando per  l’ipotesi a cui guardano in moltissimi, da varie parti politiche, senza  che ancora si sia riusciti a darle la forza necessaria a battere la  resistenza di Berlusconi.<br />
“Non escludere” soluzioni del genere,  considerandole una subordinata rispetto alla sfida elettorale del Nuovo  Ulivo, non basta più per un partito che non voglia relegarsi a ruolo di  minoranza.<br />
Se è questa la soluzione indispensabile per far fare a  Berlusconi il fatidico passo indietro, deve diventare l’asse della  nostra proposta e del nostro lavoro politico.<br />
Altrimenti, può darsi  che a quella soluzione si arrivi non per un’iniziativa politica  convergente ma sull’onda di una nuova catastrofe finanziaria. Per  l’Italia non c’è proprio da augurarselo. E per il Pd, se a una soluzione  di emergenza si arrivasse malgrado noi, non resterebbe da svolgere che  il ruolo di portatori d’acqua.</p>
<p>(il mio articolo su Europa)</p>
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		<title>Non è una bega di partito.</title>
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		<pubDate>Fri, 08 Jul 2011 10:56:29 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
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		<description><![CDATA[I referendum sulla legge elettorale non sono una bega interna al Pd. Non è  innanzitutto “di partito” la loro origine, che risale piuttosto alle  vittorie referendarie di giugno che hanno reso possibile ciò che tutti  noi del Pd (e nei partiti in genere) ritenevamo da tempo velleitario.
Ci eravamo abituati a referendum fatti [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>I referendum sulla legge elettorale non sono una bega interna al Pd. Non è  innanzitutto “di partito” la loro origine, che risale piuttosto alle  vittorie referendarie di giugno che hanno reso possibile ciò che tutti  noi del Pd (e nei partiti in genere) ritenevamo da tempo velleitario.<br />
Ci eravamo abituati a referendum fatti più che per vincere per regalare visibilità ai promotori.<br />
Il quorum del 13 giugno ha ribaltato la situazione. La missione è diventata possibile.<br />
Si è così riaperto, almeno spero, un capitolo che in parlamento appariva drammaticamente chiuso.<br />
È  giusto infatti dire che la via maestra per rimuovere il “porcellum” è  varare una nuova legge; e facciamo bene, con la direzione convocata per  il 19, a definire una proposta del Pd. Ma con onestà dobbiamo  riconoscere che quella strada maestra è al momento bloccata e che non  sarà facile –anche se resta doveroso tentare – riuscire a riaprirla. Se  non come “atto finale” della legislatura da parte di una maggioranza  diversa dall’attuale.<br />
Dunque l’onda referendaria di giugno ha aperto  una nuova via, stretta ma non impossibile, per abolire l’attuale legge  elettorale. Su questa via si è incamminato per primo il senatore Stefano  Passigli.<br />
Ma la sua proposta, se avesse successo, rischierebbe di  sacrificare il bambino (il maggioritario) lasciandoci solo l’acqua  sporca (le liste bloccate).<br />
La proposta elaborata da Pierluigi  Castagnetti e da un gruppo di costituzionalisti, che verrà presentata  lunedi prossimo, è dunque indispensabile per evitare che la sacrosanta  spinta a cambiare la legge elettorale venga incanalata in una direzione  che con quella spinta avrebbe poco a che spartire.<br />
Sarò tra i  sostenitori di questo referendum, assieme a tanti esponenti delle  diverse aree del Pd e di altri partiti, per una ragione molto semplice:  il ripristino della legge Mattarella ci restituisce un sistema in cui  l’elettore può scegliere sia i parlamentari nel proprio collegio, sia le  coalizioni di governo. Non sarà perfetto, ma è il sistema elettorale  nel quale è nato l’Ulivo e si è incardinato il processo che ha dato vita  al Pd. E non per caso. Sistema maggioritario e rapporto degli eletti  con gli elettori e con il territorio sono state due condizioni  ambientali indispensabili per lo sviluppo dell’Ulivo e del Pd. Il  proporzionale creerebbe condizioni ambientali molto diverse, e non  sarebbero facili per noi del Pd che ci troveremmo come sbalzati su un  diverso pianeta.<br />
Capisco bene chi si preoccupa per un Pd strattonato  da opposte raccolte di firme, ma due raccolte diverse sono sempre meglio  di una sola raccolta per un referendum sbagliato.<br />
Soprattutto, vedo  un pericolo ben maggiore di qualche speculazione sulle nostre divisioni:  il pericolo di un Pd che non fa tutto il possibile – e l’impossibile –  per cambiare questa legge. Come si suol dire, in parlamento e nel paese.  Gli stessi elettori che oggi temono le nostre divisioni, domani  sarebbero in prima fila a condannare la nostra inerzia.<br />
E con il  rancore che circonda la politica per la distanza crescente tra problemi e  soluzioni ci vuol poco a trasformare le critiche all’inerzia in accuse  di complicità.<br />
PS. Sulle Province il gruppo del Pd ha fatto bene a  mostrarsi unito nel voto alla camera. Ciò non toglie che abbia fatto, a  mio avviso, una scelta sbagliata. Riconoscere gli errori in politica non  è facile, ma in questo caso dovremmo avere il coraggio di farlo, e di  correggere l’errore al senato.</p>
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		<title>Intervento alla Camera, 22 giugno 2011</title>
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		<pubDate>Thu, 23 Jun 2011 12:52:35 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Signor Presidente, onorevoli colleghi, mi pare che oggi e ieri il Presidente del Consiglio abbia dato alle Camere un messaggio molto semplice. Ci ha detto che il Governo va avanti.
Ed ha aggiunto che va avanti perché è normale in tutte le democrazie occidentali che le sconfitte elettorali nelle elezioni di medio termine non si traducano [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Signor Presidente, onorevoli colleghi, mi pare che oggi e ieri il Presidente del Consiglio abbia dato alle Camere un messaggio molto semplice. Ci ha detto che il Governo va avanti.<br />
Ed ha aggiunto che va avanti perché è normale in tutte le democrazie occidentali che le sconfitte elettorali nelle elezioni di medio termine non si traducano nelle dimissioni del Governo. Presidente Berlusconi, potrei citarle tanti esempi diversi oppure potrei ricordarle le dozzine di sue dichiarazioni ultimative che chiedevano le dimissioni di altri Governi di fronte a risultati elettorali che, al confronto con le due sconfitte dell&#8217;ultimo mese, erano semplicemente dei buffetti. Ma non mi interessa questa polemica, mi interessa un altro punto: è vero che, di norma, i Governi non si dimettono per le sconfitte elettorali nelle elezioni di medio termine, ma, di norma, prendono spunto da quelle sconfitte, correggono la rotta, aggiustano il tiro, cambiano qualcosa, prendono delle iniziative. Lei no, lei è venuto, ieri al Senato ed oggi alla Camera, per dirci di alcune, di svariate, presunte riforme, con un bilancio assai meno sobrio di quello che prima ricordava il collega Martino che, certamente, è un suo sostenitore. Adesso, l&#8217;entusiasta collega Contento si è spinto addirittura ad includere in queste grandi riforme il Piano casa. Ricorderei al collega Contento che, proprio nella regione che non mi pare abbia fatto grandi ostruzionismi, cioè la Lombardia, le richieste sul Piano casa sono state in tutto 179. Non mi pare un grande successo per una regione di 9 milioni di abitanti. E non solo ci ha detto delle presunte riforme, ma, addirittura, è venuto a dirci di quanto gli italiani dovrebbero sentirsi fortunati di essere in mani molto ma molto migliori di altre. A quanto pare un popolo di ingrati.<br />
Insomma, non vi è nulla da correggere, nessun tiro da aggiustare, soltanto una seconda fase che lei ha descritto così: «finita la fase del rigore, ora tocca alle riforme». Sono le stesse identiche parole che lei ha usato in quest&#8217;Aula il 13 dicembre e, a loro volta, erano le stesse identiche parole usate nel mese di settembre (Applausi dei deputati del gruppo Partito Democratico). È passato un anno ed abbiamo visto, in quest&#8217;anno, soltanto il silenzio sui problemi degli italiani, un silenzio, per la verità, interrotto, tra la fine di gennaio ed i primi di febbraio, dall&#8217;annuncio «della più grande frustata al cavallo dell&#8217;economia italiana che la storia ricordi». Una frustata che, poi, si tradusse nell&#8217;annuncio di un progetto di riforma costituzionale e di un singolo provvedimento. Me lo ricordo perché mi stava molto a cuore. Il Governo, infatti, annunciò che la frustata almeno si traduceva in 120 milioni &#8211; udite udite &#8211; per la banda larga. Ma anche di quell&#8217;annuncio, poi, non si è vista traccia. Oggi, più che di riforme, il Presidente del Consiglio ci ha parlato di scadenze; ci ha detto che l&#8217;obiettivo è portare a termine la legislatura ed ha rivendicato, nel voto di ieri sul decreto-legge per lo sviluppo, la possibilità di avere i numeri per concludere la legislatura. Il secondo miracolo italiano si riduce a questo: arrivare al 2013. Un obiettivo che non mi pare avvincente per la maggioranza degli italiani anche se capisco che, al momento, ce ne sono almeno 317 che lo condividono. Non le nascondo, signor Presidente, che noi potremmo essere lieti di questo continuare così, di questo vostro andare avanti così. Potremmo rallegrarci del vostro vivere in una storia così diversa da quella che vive la maggioranza degli italiani. Umberto Bossi ha detto che, se si votasse oggi, vincerebbe la sinistra, registrando una realtà che, forse, solo qui qualcuno finge di ignorare. Aggiungo che, se invece che oggi si votasse domani, le opposizioni vincerebbero più di oggi e, se si votasse dopodomani, le opposizioni stravincerebbero, se il Governo continua così. Ma ripeto: non ci rallegriamo affatto di questo vostro lento declino perché, innanzitutto, può trascinare l&#8217;Italia in una stagione molto difficile, torbida addirittura.<br />
L&#8217;epopea della sua discesa in campo, Presidente Berlusconi, non rischia soltanto di concludersi in un Governo balneare. Rischia di dar luogo ad una situazione molto, molto complicata nella quale le istituzioni sono avviluppate in reti di faccendieri e nella quale il discredito sulla politica si sparge a piene mani, coinvolgendo chi ne è responsabile e chi non è responsabile, coinvolgendo la politica nel suo assieme. Non ci rallegriamo di questo vostro lento declino perché perfino il nostro ruolo internazionale rischia di venire sacrificato al gonfiare di muscoli di un Carroccio prigioniero di troppe auto blu e non possiamo certo rallegrarci vedendo il corteo che si ingrossa dietro lo slogan «allentare i cordoni della borsa». Lei ha parlato di riforma fiscale, signor Presidente, tre aliquote tutte ridotte. Dieci anni fa, da Bruno Vespa, ne aveva promesse due. Era stato più generoso. Non ha detto però se la proposta sarà a saldo zero o se sarà una bomba sui nostri conti pubblici. Di proposte a saldo zero che colpiscano rendite e privilegi ingiustificati e valorizzino impresa e lavoro noi ne abbiamo fatte e siamo pronti a discutere anche quella del Governo.<br />
Lo dico non per fiducia che si vada oltre gli annunci propagandistici, ma lo dico perché questo è il dovere dell&#8217;opposizione: entrare nel merito, insistere sulle nostre proposte, sul fisco, lo sviluppo, le liberalizzazioni. Ma oggi noi sentiamo anche un dovere in più. Impedire che in nome della vostra sopravvivenza si prepari la bancarotta dei conti del Paese. Sì, perché non è in gioco qualcosa che vale poco, colleghi. Non è vero che la fase del rigore è finita, come ho sentito dire questa mattina dal Presidente Berlusconi. La sua affermazione &#8211; la fase del rigore è finita, adesso c&#8217;è la fase delle riforme &#8211; è smentita dalle agenzie di rating, e non solo. Noi non siamo affatto fuori dall&#8217;emergenza. Per questo &#8211; ripeto &#8211; ci batteremo dall&#8217;opposizione per far rispettare gli impegni assunti con l&#8217;Europa come sempre nell&#8217;interesse del Paese e lo faremo anche per smentire l&#8217;unico argomento che lei ha utilizzato a sostegno del tirare avanti.<br />
Se Bossi dice «altrimenti vince la sinistra», lei ha detto altrimenti «siamo a un salto nel buio», ma la storia dice che non è vero, la storia di Prodi, la storia di Ciampi, dell&#8217;euro, degli impegni dei Governi di centrosinistra sulla spesa pubblica e anche la realtà di oggi dice che non è vero. Il salto nel buio è continuare a non governare, come da un anno a questa parte. Il salto nel buio è continuare così per altri sei mesi, per altri dodici mesi, perdere altro tempo nella situazione delicata dei mercati. Ne prenda atto, Presidente Berlusconi, lo faccia proprio perché lei è così sensibile, e lo capisco, al giudizio che la storia dovrà dare sulla sua vicenda politica, una vicenda così importante nell&#8217;Italia del dopoguerra. Questo giudizio dipenderà dalla sua conclusione. Sarà l&#8217;ultimo capitolo a dare il senso alla sua storia. Non faccia pagare al Paese i costi del suo lungo addio alla leadership: sono costi pesanti per le economie e per le istituzioni. Sono costi che l&#8217;Italia non merita di sopportare e fuori di qui c&#8217;è una maggioranza che non intende più sopportarli.</p>
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		<title>L&#8217;ossessione della TV</title>
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		<pubDate>Fri, 17 Jun 2011 11:35:03 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Nel suo viale del tramonto, Silvio Berlusconi sembra inseguito dai fantasmi del suo recente passato. Aveva provato a non perdere le elezioni amministrative ricorrendo a un videomessaggio a reti (quasi) unificate con la consueta drammatizzazione contro i giudici e i comunisti; e abbiamo visto come è andata.
Della seconda &#8220;sberla&#8221;, i referendum, ha cercato di non [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Nel suo viale del tramonto, Silvio Berlusconi sembra inseguito dai fantasmi del suo recente passato. Aveva provato a non perdere le elezioni amministrative ricorrendo a un videomessaggio a reti (quasi) unificate con la consueta drammatizzazione contro i giudici e i comunisti; e abbiamo visto come è andata.<br />
Della seconda &#8220;sberla&#8221;, i referendum, ha cercato di non parlare proprio. Ma ieri non ha resistito. E la sua analisi del voto ha individuato tre cause principali della sconfitta: Annozero, Ballarò e Crozza. Detto da uno che controlla di fatto le cinque principali reti televisive è veramente incredibile. Non esiste la sua crisi personale, non conta Internet, non incidono i drammi sociali di un paese fermo: il problema è solo e sempre il controllo assoluto della Tv. La tragedia del nostro conflitto di interessi è destinata a trasformarsi in farsa?</p>
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		<title>Quorum, si può fare?</title>
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		<pubDate>Thu, 09 Jun 2011 10:36:41 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Cifre alla mano, l&#8217;asticella del 50% più uno che va superata per rendere validi i referendum è altissima. Da quindici anni non viene raggiunta e sarebbe ragionevole abbassarla, ad esempio portandola al 50% non degli aventi diritto ma di quanti hanno votato alle ultime elezioni politiche.
Con le norme attuali devono votare oltre 25 milioni di [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Cifre alla mano, l&#8217;asticella del 50% più uno che va superata per rendere validi i referendum è altissima. Da quindici anni non viene raggiunta e sarebbe ragionevole abbassarla, ad esempio portandola al 50% non degli aventi diritto ma di quanti hanno votato alle ultime elezioni politiche.<br />
Con le norme attuali devono votare oltre 25 milioni di italiani mentre gli elettori dei partiti che danno indicazione di partecipare al voto non arrivano a 17 milioni.<br />
Attenzione, però. Nelle materie soggette ai 4 referendum al di là delle indicazioni partitiche conta l&#8217;orientamento dei cittadini. E senza dubbio alcuno i cittadini sono in grande maggioranza contrari alla scelta nucleare, favorevoli a che la legge sia uguale per tutti. Sui quesiti sull&#8217;acqua si può e si deve discutere (io voterò no su uno dei due perchè non condivido l&#8217;idea che l&#8217;acqua possa essere gratuita), ma anche qui è certo maggioritario il senso comune che ha animato i promotori e che dice che si tratta di un bene pubblico.<br />
Insomma, temi importanti e molto sentiti. Temi che vanno al di là di partiti e schieramenti. Al punto che, per quanto altissima, l&#8217;asticella potrebbe anche essere superata. </p>
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		<title>Sky senza Current?</title>
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		<pubDate>Thu, 19 May 2011 14:28:12 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Al Gore fa bene a protestare di fronte all&#8217;ipotesi di cancellazione della sua Current dalla piattaforma satellitare di Sky. Non capisco come Sky Italia possa prendere una decisione del genere. Non lo capisco perchè finora la piattaforma satellitare italiana si era caratterizzata, e non solo grazie a Current, per garantire un buon grado di autonomia [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Al Gore fa bene a protestare di fronte all&#8217;ipotesi di cancellazione della sua Current dalla piattaforma satellitare di Sky. Non capisco come Sky Italia possa prendere una decisione del genere. Non lo capisco perchè finora la piattaforma satellitare italiana si era caratterizzata, e non solo grazie a Current, per garantire un buon grado di autonomia all&#8217;informazione. Se non si tratta di una decisione politico-editoriale ma di una semplice controversia di natura economica allora penso che Sky Italia farebbe bene a risolverla a vantaggio del pluralismo informativo. E nel proprio stesso interesse.  </p>
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		<title>L&#8217;aria che tira</title>
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		<pubDate>Sat, 14 May 2011 17:28:17 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Di sondaggi non si può parlare in questa vigilia elettorale. Il mio ottimismo non si basa dunque su numeri, ma su una semplice convinzione: il consueto gioco di Berlusconi non funziona più come una volta. Certo, la capacità di dettare l&#8217;agenda dei media è intatta. E&#8217; vero, la radicalizzazione può rimuovere l&#8217;indifferenza di una parte [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Di sondaggi non si può parlare in questa vigilia elettorale. Il mio ottimismo non si basa dunque su numeri, ma su una semplice convinzione: il consueto gioco di Berlusconi non funziona più come una volta. Certo, la capacità di dettare l&#8217;agenda dei media è intatta. E&#8217; vero, la radicalizzazione può rimuovere l&#8217;indifferenza di una parte del suo elettorato. Debolezze e divisioni tra le opposizioni sono del resto innegabili. Eppure&#8230;<br />
Eppure non è vero che la maggioranza degli italiani si identifica con questa leadership declinante e impresentabile. Stavolta il referendum pro Barlusconi non funzionerà. Io, comunque, non ci credo. E per questo sono ottimista: tutto il polverone non consentirà alla Moratti di vincere lunedi sera. E al ballottaggio la storia ricomincia.</p>
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		<title>Ce n&#8217;est q&#8217;un début</title>
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		<pubDate>Thu, 05 May 2011 10:20:23 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Berlusconi ha appena nominato altri nove sottosegretari, tutti scelti tra i deputati che, pur essendo sati eletti da gruppi dell&#8217;opposizione, garantiscono la sopravvivenza al suo Governo. Il rimpasto è il primo conto pagato ai mitici Responsabili.
Vedo due problemi. Primo, il conto non lo paga Berlusconi di tasca sua ma lo paghiamo tutti noi. Secondo problema. [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Berlusconi ha appena nominato altri nove sottosegretari, tutti scelti tra i deputati che, pur essendo sati eletti da gruppi dell&#8217;opposizione, garantiscono la sopravvivenza al suo Governo. Il rimpasto è il primo conto pagato ai mitici Responsabili.<br />
Vedo due problemi. Primo, il conto non lo paga Berlusconi di tasca sua ma lo paghiamo tutti noi. Secondo problema. Soddisfatti questi nove, ce ne sono altrettanti in attesa. Nel banchi dei transfughi, infatti, ciascuno rappresenta solo se stesso e pretende ricompense individuali. Per questo il rimpasto odierno non è che l&#8217;inizio.</p>
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		<title>Beatificazioni</title>
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		<pubDate>Sat, 30 Apr 2011 11:05:15 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Tg1, Tg5, Tg4, Gr1: ieri sera Berlusconi era praticamente in onda a reti unificate. Parlava di Giovanni Paolo II, della Mamma e del Milan. E sorrideva beato.
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			<content:encoded><![CDATA[<p>Tg1, Tg5, Tg4, Gr1: ieri sera Berlusconi era praticamente in onda a reti unificate. Parlava di Giovanni Paolo II, della Mamma e del Milan. E sorrideva beato.</p>
]]></content:encoded>
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